Le buone ragioni

caterina-e-anna-tagliato“Ho dato ascolto al cuore. Ho cercato le persone che sentivo sulla stessa lunghezza d’onda, perché mi aiutassero e condividessero una responsabilità per me grandissima e, grazie all’aiuto di tante persone amiche e all’ascolto dei bisogni dei malati oncologici, oggi l’Associazione ha raggiunto uno standard accettato e condiviso anche dalle istituzioni”. Con queste parole Caterina Tanzella ha sintetizzato la proprio esperienza alla guida dell’associazione Volontà di Vivere, ruolo che ha ricoperto per oltre trent’anni, fino al recente passaggio del testimone alla giovane Anna Donegà. L’associazione, della quale Caterina Tanzella rimarrà presidente onoraria, ha sentito il bisogno di renderle omaggio con un evento che si è svolto ieri pomeriggio nella Sala Convegni del Palazzo Monte di Pietà della Fondazione Cariparo, in Piazza Duomo. E’ stato un bell’incontro, sentito, intenso, partecipato, poco celebrativo e a tratti, perché no, commovente. Erano presenti figure del mondo della medicina, delle istituzioni e de volontariato, e soprattutto decine di donne che hanno legato la loro storia a quella dell’associazione e di Caterina.

Credo che ognuna di noi abbia ripensato alla propria, di storia. A ciò che le ha condotte lì e al proprio rapporto con questa donna sicuramente straordinaria. Personalmente, ho conosciuto Caterina per motivi di lavoro, prima di ammalarmi. Ci eravamo sentite per telefono in occasione di un incontro conclusivo del progetto Martina e fui immediatamente colpita dalla sua immediatezza. Dopo la malattia ho cominciato a frequentare l’associazione come socia. Avevo avuto un paio di colloqui con il dottor Evelino Trevisan, psiconcologo dell’assocazione, al quale mi ero rivolta per chiedere consigli sul modo di comunicare la notizia della malattia a mia figlia. Ma è stato dopo la guarigione che ho cominciato a frequentare assiduamente la sede di via Paruta.

Era un periodo particolare per me, segnato dalla ritrovata energia e consapevolezza che ti dà il superamento della malattia, ma anche dalla forte preoccupazione dovuta alla perdita del lavoro. Conoscere Caterina, così come molte delle altre donne che fanno parte di quella comunità, fu per me di grande aiuto. La osservavo battersi per ottenere esattamente quello che aveva in mente, tenendo sempre presente il bene del malato oncologico e in particolare delle donne operate al seno. Sempre animata da una straordinaria determinazione e al contempo di una grande dolcezza e carica umana, che le permetteva di affrontare con serenità anche le situazioni più difficili. La malattia mi aveva resa più aperta, ma al contempo più selettiva. Avevo subito dei torti, da parte di donne altrettanto determinate, ma prive di quel senso di umanità che dava significato alle battaglie combattute negli anni dall’associazione. Caterina mi ha ricordato che si può essere combattive, “senza mai perdere la tenerezza”. Sono convinta che battersi per una giusta causa attribuisca di per sé un valore aggiunto al proprio slancio, indipendente dall’esito della battaglia.

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Informazioni su madina fabretto

Mi sono laureata a Padova in storia medievale e faccio la giornalista. Attualmente vivo e lavoro a Padova. Ho una figlia e un "moroso".
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